Arrestato Cecchi Gori per bancarotta fraudolenta
giovedì
lug 28, 2011
Non è la prima volta che l’imprenditore cinematografico ed ex patron della Fiorentina finisce nei guai per ragioni simili. Già nel 2002 era accaduto per il fallimento della squadra di calcio e nel 2008 Vittorio Cecchi Gori era finito a Regina Coeli sempre per il reato di bancarotta fraudolenta in merito al crack finanziario da 24 milioni di euro della Safin Cinematografica, società del gruppo finanziario facente capo alla stessa Fin.Ma.Vi, oggi al centro delle indagini condotte dal Tribunale di Roma. La scorsa mattina, i sostituti procuratori Stefano Rocco Fava e Livia Cusano, coordinati dal procuratore aggiunto Nello Rossi hanno disposto con ordinanza di custodia cautelare gli arresti domiciliari nei confronti di Cecchi Gori in merito al fallimento per 600 milioni di euro della Fin.ma.Vi Spa, da molti definita società cassaforte del gruppo. Il reato contestato è il medesimo, bancarotta fraudolenta.
Il noto produttore avrebbe distratto beni del capitale sociale della società attraverso movimenti finanziari in altre società a lui facenti capo. Fra queste ci sono anche la Cecchi Gori Pictures e la Cecchi Gori Usa, la società americane che proprio nel marzo scorso hanno vinto una causa legale con la Hollywood gang production, società del produttore Gianni Nunnari, la quale ha dovuto pagare un maxi risarcimento di 14 milioni di euro. L’intera somma era stata immediatamente posta sotto sequestro giudiziario dal Tribunale di Roma per metterla a disposizione dei creditori nella procedura fallimentare della Fi.Ma.Vi Spa.
In realtà la somma non è mai risultata a disposizione e sotto custodia giudiziaria e lo stesso Cecchi Gori, tramite suoi emissari in America, avrebbe cercato di impossessarsi del denaro posto sotto sequestro, reiterando la condotta distrattiva.
Per questo le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma sotto il coordinamento dei PM romani hanno portato il GIP ha porre agli arresti domiciliari Vittorio Cecchi Gori che già in passato si era definito un perseguitato. Con lui per il falli,mento Fin.Ma.Vi, è sotto processo anche Luigi Barone, suo braccio destro, ed ex amministratore di varie società del gruppo Cecchi Gori fra cui la Safin per il cui fallimento era anch’egli già finito in manette.
Gli inquirenti hanno fra l’altro individuato una rete di società fra Lussemburgo e Stati Uniti costituite ad hoc per fini elusivi riconducibili all’imprenditore toscano.
A.D.
D: Quale è il significato di ‘ distrazione di beni sociali’ ?
R: Significa che beni della società, denaro e quant’altro appartiene al patrimonio mobiliare o immobiliare di una società e che pertanto non è nella libera disponibilità dei soci, viene sottratto da uno o più soci per proprie utilità personali.
D: In cosa consiste la bancarotta fraudolenta e come è sanzionata?
R: La bancarotta fraudolenta punisce con la reclusione da tre a dieci anni l’imprenditore, dichiarato fallito, (o anche gli amministratori, sindaci, direttori generali e liquidatori di società dichiarate fallite) che abbia:
- distratto, nascosto, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni
- sottratto, distrutto o falsificato, per procurare a sé un ingiusto profitto in danno dei creditori, i libri e le altre scritture contabili.
La condanna per il reato di bancarotta fraudolenta comporta anche l’inabilitazione dall’esercizio di impresa commerciale per dieci anni.
D: Chi richiede e chi infligge una misura cautelare? Che durata può avere la misura cautelare degli arresti domiciliari?
R: La misura cautelare viene richiesta, nel corso delle indagini preliminari, dal Pubblico Ministero al GIP sulla base di gravi indizi di colpevolezza circa il reato per cui si indaga (e per il quale è possibile applicare una misura cautelare) e in presenza di almeno una delle tre esigenze cautelati (pericolo di reiterazione del reato, pericolo di fuga, pericolo di inquinamento delle prove).do
Sulla base della richiesta del PM il Giudice per le indagini preliminari decide se applicare o meno la misura richiesta o altra misura ( custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari, custodia cautelare in luogo di cura, divieto e obbligo di dimora, obbligo di firma). La difesa dell’indagato potrà poi, una volta applicata la misura, sollecitarne la revoca o la sua sostituzione con altra meno afflittiva.
I termini di durata di ogni misura si devono intendere in relazione ad ogni fase del procedimento (ad ogni cambio di fase ricomincia a decorrere), secondo un complicato meccanismo differenziato per tipologia di reato e per fasi appunto. Nel complesso però l’applicazione di misure cautelati non possono superare i due anni per i reati per i quali la legge prevede una detenzione nel massimo di sei anni, i quattro anni per reati con pena non superiore a venti anni, e i sei anni per reati che comportano la pena dell’ergastolo o la reclusione superiore a venti anni.
Avv.Tommaso Rossi












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